Abramo e Sara: nell’ospitalità, il dono della vita

«In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo» (Genesi 18, 1-3).

Nella Basilica di San Vitale a Ravenna, nella lunetta alla sinistra dell’altare, il protagonista assoluto è Abramo raffigurato in due momenti cruciali della sua vicenda umana. Nella prima scena egli accoglie presso le querce di Mamre, tre misteriosi pellegrini (Gn 18, 1-15), prefigurazione del Dio Uno e Trino. Essi portano uno straordinario annuncio: Abramo e Sara, anche se avanti negli anni, avranno un figlio. La seconda immagine ci proietta nel tempo in cui la promessa del figlio, in Isacco, è compiuta e tutto è incentrato sul gesto di Abramo che ha condotto il figlio sul monte del sacrificio: la spada è alzata, pronta a colpire, ma dal cielo scende la mano di Dio a fermarla.

Già nel V secolo, nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore, era stata raffigurata la splendida ospitalità del Patriarca.

Roma

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Sant’Apollinare percosso. Una tela di Andrea Barbiani.

La grande tela di Andrea Barbiani (XVIII sec.), un quadro conservato all’interno dell’Episcopio ravennate, presenta Sant’Apollinare nel momento in cui è bastonato e torturato a causa della sua fede, un preludio del martirio del Santo. La Leggenda aurea di Jacopo da Varagine, riprendendo l’antica Passio di Sant’Apollinare e quanto riportato in una delle lamine medievali dove è sintetizzata la vita del Santo, descrive bene la scena dipinta dal Barbiani: «Apollinare si rifiutò di sacrificare agli dei onde il prefetto lo fece battere con verghe e tormentare sul cavalletto: ma poiché il santo seguitava a predicare la parola di Cristo, il prefetto ordinò che gli fosse gettata l’acqua bollente sulle ferite ancora sanguinanti, lo caricò di catene e volle che in sì misere condizioni partisse per l’esilio».

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Santi Fabiano e Sebastiano

I Santi Fabiano e Sebastiano sono spesso ricordati e raffigurati insieme per la comune ricorrenza liturgica che li celebra nello stesso giorno, il 20 gennaio, data antichissima, attestata sin dalla Depositio Martyrum del Cronografo del 354, nel quale è scritto:

XIII Kal. feb. Fabiani in Callisti et Sebastiani in Catacumbas.

Qui sotto una splendida pittura di Domenico Barbiani nella chiesa di San Carlino a Ravenna, piccolo oratorio inizialmente dedicato ai Santi Simone e Giuda, Fabiano e Sebastiano.

Fabiano è raffigurato, come di consueto, con le insegne pontificie, sul capo porta il triregno, nella mano sinistra regge la palma del martirio; l’iconografia di Sebastiano segue la tradizione che lo ritrae giovane, denudato, con il corpo trafitto da frecce.

L’annunciazione dono di misericordia

Il Beato Angelico unisce, in un unica grandiosa visione, la cacciata dal paradiso di Adamo ed Eva all’annuncio glorioso a Maria. Tornano in mente le parole dlla Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia:

Beato Angelico, Museo del Prado, Madrid
Beato Angelico, Museo del Prado, Madrid

Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore, perchè diventasse la Madre del Redentore dell’uomo. Davanti alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono (Misericordiae Vultus, 3).

San Severo, vescovo di Ravenna

Severo fu scelto come vescovo di Ravenna perché la colomba dello Spirito Santo si posò sul suo capo. Scriverà San Pier Damiani nel Sermone 5:
SAN SEVERO

Scese finalmente la colomba e, con meraviglia di tutti, si posò sul capo del prescelto. E certamente, già da molto tempo dimorava invisibile nel petto di colui sulla cui testa ora discendeva in forma corporea.

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