Articoli

MONACI

Silenzio e colore nell’opera pittorica di Padre Paolo Tarcisio Generali

Se dovessimo dire quali siano stati i temi pittorici prediletti da Padre Paolo Tarcisio Generali certamente dovremmo indicare, oltre ai paesaggi e alle nature morte, quello dei monaci. Per tutta la vita e attraverso i periodi artistici percorsi, la rappresentazione dei monaci, e con essi dell’esperienza monastica, è stata per lui un filo conduttore imprescindibile; dalla fremente pittura del periodo rosa, a quella geometrica della metà degli anni 50, fino all’esplosione cromatica degli anni ’60 dove ormai ha abbandonato definitivamente il pennello in favore della spatola, d’ora in poi mezzo espressivo privilegiato. Questo dei monaci, per Generali, è un tema intimo, generativo, dal sapore necessariamente autobiografico, lui che, già adulto, aveva abbracciato la vita monastica e aveva fatto della cella il suo studio di pittura. Attraverso i suoi quadri, pare quasi possibile ripercorrere la sua esistenza. Continue reading “MONACI”

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Brevi note intorno alla mostra ravennate sugli “Avori dell’alto medio evo”

Articolo pubblicato in Romagna 2017. Ricerca e aspetti inediti di storia postale, di cartofilia, di numismatica di Ravenna e della sua Provincia a cura di Mauro Dalla Casa e Giorgio Piccino

Circolo Filatelico Numismatico Dante Alighieri – Ravenna

Fu certamente una mostra straordinaria quella sugli “Avori dell’alto medio evo” che si svolse a Ravenna nelle sale superiori dei chiostri francescani dal 9 settembre al 21 ottobre del 1956. Tale evento, come ebbe a scrivere il direttore Giuseppe Bovini nel catalogo, costituì «la prima rassegna che sia stata allestita per questo genere d’arte: essa comprende avori d’età tardo-romana, paleocristiana, bizantina ed italo-bizantina sino a tutto il XII secolo, per cui sarà possibile seguire le correnti della trasformazione dello stile dall’ellenistico-romano a quello medioevale» (Figg. 1-3)[1].

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IL MANTELLO E LA GLORIA

Opere di Elvis Spadoni a cura di Giovanni Gardini

Monastero di Camaldoli, 13 luglio-15 settembre 2017

Maestoso e solenne si erge Cristo, Signore del tempo e della storia. Il suo volto è duro come pietra (Is 50, 7), i suoi occhi sono aperti sul mondo, le sue pupille scrutano ogni uomo (Sal 10, 4).

Rovi intricati, lumeggiati di bianco, gli cingono il capo come una splendida corona di gloria. Scettro prezioso è la canna che stringe fiero nelle mani. Eppure è quella la canna con cui i soldati l’hanno deriso e percosso. Un mantello purpureo tenta di celare la sua nudità, ma la rende ancor più evidente. Su quel corpo di condannato pare ancora risuonare l’eco del saluto tanto profetico quanto beffardo: «Salve, re dei Giudei!» (Mt 27, 27-31). Continue reading “IL MANTELLO E LA GLORIA”

La figura dell’orante

Brevi note di iconografia per la festa della Madonna greca

«Donna, se’ tanto grande e tanto vali,/ che qual vuol grazia e a te non ricorre,/ sua disïanza vuol volar sanz’ali. /La tua benignità non pur soccorre/ a chi domanda, ma molte fïate/liberamente al dimandar precorre».

Dante, Paradiso XXXIII, 13-18

 

L’iconografia dell’orante, figura frontale, eretta, con le braccia e le palme delle mani protese verso il cielo, è una immagine antichissima che proviene dall’arte pagana, successivamente ripresa e reinterpretata dalla comunità cristiana[1]. Il gesto del pregare con le mani rivolte verso l’alto è trasversale a diverse tradizioni e culture e vari sono i contesti che si potrebbero citare nei quali segnalare questo atteggiamento dell’uomo che si rivolge alla divinità[2].

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Pietro, Giuda e il tempo della misericordia

Una riflessione a partire da tre scene cristologiche in Sant’Apollinare Nuovo

 

Davanti al mistero della passione di Cristo una profonda insufficienza di amore accomuna Pietro, Giuda e tutti gli apostoli; un baratro di sfiducia e di incomprensione offusca il loro sguardo e li rende ciechi davanti al tempo della croce. Questa distanza, che pare incolmabile, si percepisce – in un crescendo di opacità – a partire dal primo annuncio della passione quando Pietro, incredulo davanti alle parole del Signore, si mette a rimproverarlo, dopo averlo preso in disparte. È l’apostolo Pietro che più di altri – e a nome di tutti gli altri – esprime, con ingenue parole, il rifiuto della croce: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai» (Mt 16, 22). Se al secondo annuncio della passione gli apostoli sono segnati da una tristezza lacerante, enorme (cf. Mt 17, 22), al terzo segue l’inopportuna richiesta della madre dei figli di Zebedeo, una pretesa, la sua, che genera sdegno e rivalità tra gli apostoli e rende manifesta la loro durezza di cuore (cf. Mt 20, 17-28).

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La cappella del Sancta Sanctorum nella basilica di San Vitale

Brevi note tra archeologia e agiografia

Nella basilica di San Vitale di Ravenna la piccola cappella posta alla destra del presbiterio è ormai nota, da secoli, con il nome di Sancta Sanctorum. Questo appellativo è legato innanzitutto al ricordo delle sante sepolture di Ecclesio, Ursicino e Vittore la cui memoria è intrecciata a questo insigne monumento oltre che all’attestazione di altre preziose reliquie ivi custodite tanto che gli autori antichi parlano addirittura di un pozzo con sangue dei santi martiri.

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Il sarcofago dei Santi vescovi Esuperanzio e Massimiano nel Duomo di Ravenna, reliquie e reliquiari

Articolo edito in Libro Aperto, rivista diretta da Antonio Patuelli, Annali Romagna 2014, anno XXXV (XX), supplemento n. 1 al n. 75, pp. 37-40.

All’interno della Cattedrale di Ravenna sono custoditi tre splendidi sarcofagi bizantini, quelli maggiormente noti dei Santi Rinaldo da Concorezzo e Barbaziano posti all’interno della Cappella della Madonna del Sudore, e quello meno conosciuto dei Santi Esuperanzio e Massimiano reimpiegato come altare nella seconda cappella della navata sinistra.[1]

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