Abramo e Sara: nell’ospitalità, il dono della vita

«In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo» (Genesi 18, 1-3).

Nella Basilica di San Vitale a Ravenna, nella lunetta alla sinistra dell’altare, il protagonista assoluto è Abramo raffigurato in due momenti cruciali della sua vicenda umana. Nella prima scena egli accoglie presso le querce di Mamre, tre misteriosi pellegrini (Gn 18, 1-15), prefigurazione del Dio Uno e Trino. Essi portano uno straordinario annuncio: Abramo e Sara, anche se avanti negli anni, avranno un figlio. La seconda immagine ci proietta nel tempo in cui la promessa del figlio, in Isacco, è compiuta e tutto è incentrato sul gesto di Abramo che ha condotto il figlio sul monte del sacrificio: la spada è alzata, pronta a colpire, ma dal cielo scende la mano di Dio a fermarla.

Già nel V secolo, nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore, era stata raffigurata la splendida ospitalità del Patriarca.

Roma

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