San Giovanni Battista voce che precede la Parola

Il 24 giugno la liturgia celebra la solennità della nascita di San Giovanni Battista[1]. Parole altissime sono state pronunciate da Pietro Crisologo – vescovo della chiesa ravennate nella prima metà del V secolo – per Giovanni Battista: «Giovanni, scuola delle virtù, magistero di vita, modello di santità, norma dei costumi, specchio di verginità, elogio della pudicizia, esempio di castità, via della penitenza, perdono dei peccati, disciplina della fede. Giovanni più grande di un uomo, pari agli angeli, vertice della Legge, seminagione del Vangelo, voce degli apostoli, silenzio dei profeti, lampada del mondo, araldo del Giudice, precursore di Cristo, preparatore del Signore, testimone di Dio, strumento di tutta la Trinità»[2].

Per il Battista, il consueto riserbo dei vangeli, lascia spazio ai più grandi onori: «molti si rallegreranno della sua nascita» (Lc 1, 14), «egli sarà grande davanti al Signore (…) sarà colmo di Spirito Santo fin dal seno di sua madre» (Lc 1, 15), avrà lo Spirito e la potenza di Elia (cf. Lc 1, 17); egli è «profeta dell’Altissimo» (Lc 1, 76), è «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23), è un uomo mandato da Dio per dare testimonianza alla luce (cf. Gv 1, 6-7). Gesù stesso l’ha definito «lampada che arde e risplende» (Gv 5, 35). «Fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni» (Lc 7, 28). Giovanni è «l’amico dello sposo» (Gv 3, 29). Come acutamente ha osservato Ernest Hello, Giovanni è stato celebrato dalle labbra di Dio: «quando si tratta di lui, la lode si esalta. Come panegiristi ha l’Angelo e l’Uomo-Dio: Gabriele e Gesù»[3].

Giovanni Battista, profeta e precursore del Signore, è figura luminosa di santità; egli va annoverato tra i santi patriarchi e profeti del popolo di Israele. Di Giovanni si festeggiano sia la nascita terrena, il 24 giugno, sia la nascita al cielo, il 29 agosto: egli è l’unico tra i santi di cui si celebrano entrambe le memorie, al pari del Cristo e della Vergine[4].

Tra i Vangeli, quello di Luca inizia con l’annuncio della nascita di Giovanni (Lc 1, 5-25), la cui vicenda, fin da subito, s’intreccia con quella del Signore. L’incontro tra il precursore e Gesù avviene già nel grembo fecondo di due madri, Maria ed Elisabetta: «Il Battista in grembo alla cugina ruppe la sua gioia dando guizzi», canta Rainer Maria Rilke[5]. E’ questo un momento straordinario di grazia nel quale, scrive Jean-Luc Nancy, «l’essenziale è sottratto agli occhi e passa attraverso le voci, attraverso un tocco di voce che fa trasalire l’intimo e il non-nato nell’invisibile. Ciò che accade è un lampo dello spirito tra due presenze assenti, due vite in ritiro dall’esistenza, tanto immemorabili da essere inattese e improbabili, nei ventri chiusi di una donna sterile e di una vergine»[6]. Più volte il Crisologo ha meditato su Giovanni Battista che già dal grembo della madre riconosce il Salvatore: «Beato Giovanni, che meritò di tuonare nello Spirito di Dio prima di vagire nel respiro dell’uomo. (…) Beato colui che meritò di annunciare gli avvenimenti futuri prima di vedere quelli presenti»[7]. Il Crisologo lo definisce «l’annunciatore degli annunciatori di Cristo, il testimone dei testimoni»[8]. Egli è la voce che precede la Parola[9].

La Cattedra d’avorio di Massimiano, conservata al Museo Arcivescovile, custodisce una importante iconografia di Giovanni dove egli compare associato ai quattro evangelisti, un’immagine che pare tradurre visivamente quanto scrisse Sant’Agostino: «Sembra che Giovanni sia posto come un confine tra i due testamenti, l’Antico ed il Nuovo. Infatti che egli sia, in un certo qual modo, un limite lo dichiara lo stesso Signore quando afferma: «La Legge e i Profeti fino a Giovanni» (Lc 16, 16). Rappresenta dunque in sé la parte dell’Antico e l’annunzio del Nuovo. Infatti, per quanto riguarda l’Antico, nasce da due vecchi. Per quanto riguarda il Nuovo, viene proclamato profeta già nel grembo della madre»[10]. In questo antico avorio egli veste una lunga tunica e porta sulle spalle un ampio mantello che richiama all’abito di penitenza ricordato dal vangelo, indossa i calzari ai piedi. Regge un clipeo nel quale è raffigurato Cristo nel simbolo dell’Agnello; Giovanni «fissando lo sguardo su Gesù che passava disse: “Ecco l’Agnello di Dio!”» (Gv 1, 36).

Anche la tradizione islamica ricorda il Battista e lo fa nella Sura 19, la stessa nella quale si parla della nascita di Gesù. Il Corano, riprendendo la tradizione evangelica, celebra la nascita straordinaria di Giovanni come segno della clemenza del Signore «verso il Suo servo Zaccaria»[11].

Il Protovangelo di Giacomo crea un eloquente parallelo tra la fuga in Egitto di Gesù e la fuga di Elisabetta e di San Giovannino: «Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia di buoi. Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c’era alcun posto come nascondiglio. Elisabetta, allora, gemendo, disse a gran voce: «Monte di Dio, accogli una madre con il suo figlio». Subito il monte si spaccò e l’accolse. E apparve per loro una luce, perché un angelo del Signore era con loro per custodirli». Alla fuga di Elisabetta, seguendo la tradizione apocrifa, è associata la morte di Zaccaria per volontà di Erode, il quale cercava Giovanni per ucciderlo[12].

Se il vangelo di Luca apre la narrazione con l’annuncio della nascita del Battista, il vangelo di Marco si apre con Giovanni che «battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Mc 1, 4). I sinottici ricordano il battesimo di Gesù (Mt 3, 13-17; Mc 1, 9-11; Lc 3, 21-22) e anche il quarto vangelo presenta la testimonianza di Giovanni che contempla lo Spirito santo discendere e rimanere sul capo di Cristo (cf. Gv 1, 32-34).

Nei battisteri ravennati, nel neoniano e nell’ariano, Giovanni è mirabilmente raffigurato nel medaglione al centro della cupola, nell’atto di battezzare il Cristo[13]. Egli veste una tunica che rimanda a quanto di lui è scritto nel vangelo: «era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi» (Mc 1, 6)[14].

Prof. Giovanni Gardini

Direttore Ufficio per la Pastorale della Cultura

giovannigardini.ravenna@gmail.com

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Giovanni Battista, Cattedra d’avorio di Massimiano, Museo Arcivescovile di Ravenna                 (foto E. Solano)

NOTE:

[1] La data liturgica del 24 giugno, scelta per la nascita del Precursore, è definita in funzione del Natale: il vangelo di Luca, attraverso le parole dell’angelo Gabriele, colloca infatti l’annunciazione nel sesto mese, un tempo calcolato sulla gravidanza di Elisabetta (Lc 1, 26. 37. 56). Annota al proposito Ernest Hello: «Giovanni e Gesù sono in singolari relazioni tra loro. Il loro concepimento e la loro nascita, tagliano l’anno di tre mesi in tre mesi, ai solstizi e agli equinozi»: E. Hello, Fisionomie di Santi, La Torre d’avorio, Fògola, Torino 1977, p. 168. E’ da  sottolineare, inoltre, la meravigliosa disposizione solare nelle feste della nascita del Battista e della nascita di Gesù, in corrispondenza dei due solstizi, per cui il corso del sole annuncia la citazione evangelica: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 30). Ringrazio don Stefano Culiersi, sacerdote della Diocesi di Bologna, per quest’ultima precisazione e per il generoso scambio di idee sui temi dell’arte e della liturgia.

[2] Pietro Crisologo, Sermone 127, 2.

[3] Hello 1977, pp. 163-164.

[4] Per un approfondimento sulla figura del Battista si vedano le voci: T. Stramare – A. Cardinali in Bibliotheca Sanctorum, Città Nuova Editrice, Roma 1965, Vol. VI, coll. 599-624; M. Starowieyski – G. Santagata in Nuovo Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane, Marietti 2007, Vol. 2, Coll. 2187-2190.

[5] R. M. Rilke, Vita di Maria, a cura di L. Gobbi e N. Nicolis, Qiqajon, Comunità di Bose 2000, p. 23.

[6] J. L. Nancy, Visitazione (della pittura cristiana), a cura di A. Cariolato – F. Ferrari, Abscondita, Milano 2002, p. 14.

[7] Pietro Crisologo, Opere di San Pietro Crisologo, Sermoni a cura di G. Banterle, R. Benericetti, G. Biffi, G. Scimè, C. Truzzi, Biblioteca Ambrosiana – Città Nuova Editrice, 1997, Sermone 88, 4. Vol. 2, p. 195. Si veda anche il Sermone 91, 7.8.

[8] Pietro Crisologo 1997, Sermone 179, 1.

[9] Cf. Pietro Crisologo 1997, Sermone 137, 3. Anche Sant’Agostino gioca sul parallelo tra Giovanni-voce e Gesù-Parola; si veda il Discorso n. 293, testo riportato nell’Ufficio delle letture del 24 giugno.

[10] Si veda sempre il Discorso n. 293.

[11] Il Corano, Mondadori 2010, p. 182.

[12] L. Morcaldi (a cura di), Apocrifi del Nuovo Testamento, UTET 1998, Vol. I, pp. 138-139. Secondo il Protovangelo, Simeone, sul quale cadde la sorte, subentrò a Zaccaria per il servizio nel Tempio: Simeone «infatti, era colui che era stato avvisato dallo Spirito santo che non avrebbe visto la morte fino a quando non avesse visto il Cristo nella carne». La cripta del santuario della Visitazione ad Ain Karem è «dedicata al ricordo di Elisabetta. Di fianco al pozzo che apparteneva all’antica costruzione, in una nicchia è custodita la pietra che avrebbe nascosto Elisabetta con il piccolo Giovanni dai soldati di Erode che compivano la strage degli Innocenti. L’episodio (…) è ricordato nell’affresco sulla parete sopra la nicchia»; P. Acquistapace (a cura di), Guida biblica e turistica della Terra Santa, Istituto di propaganda libraria, Milano 1992, p. 288.

[13] Sull’iconografia del battesimo si veda: L. De Maria, Battesimo, in Temi di iconografia Paleocristiana, F. Bisconti (introduzione e cura di), Città del Vaticano 2000, pp. 136-137. Per una lettura iconografica e teologica del battistero neoniano si veda: G. Gardini, L’esperienza della luce nei mosaici ravennati. Appunti sul battistero degli ortodossi, in Architettura, arte e teologia. Il simbolismo della luce nello spazio liturgico, J. Farabegoli e N. Valentini (a cura di), Pazzini Editore, Verucchio (Rimini) 2013, pp. 161-170.

[14] Il battistero ariano presenta una tunica con una decorazione più articolata.

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