Per una cultura di pace, 12 febbraio 1916 – 12 febbraio 2016 A cento anni dai bombardamenti di Sant’Apollinare Nuovo (II parte)

Nel numero del 19 febbraio il Romagnolo commenta l’accaduto invocando una prospettiva di pace e non di odio: «Abbiamo ancora nell’animo l’ultimo angoscioso gemito dei nostri poveri morti, e gli occhi nostri sono ancora sbarrati per la visione tragica di case squarciate e di basiliche barbaramente profanate. Il dolore triste che è oggi in noi, trova eco solidale e fraterna in tutte le città della nostra cara penisola, e il mondo civile si associa alla nostra ambascia e alla nostra protesta, umana e cristiana, per il sacrilego oltraggio, che, colpendo la Basilica di Santo Apollinare, ha colpito l’arte e la gloria italiana in tutto quanto essa ha di più puro e di più sacro. Noi abbiamo sentito, in queste ore così melanconiche e così piene di ansia, tutta la bellezza della nostra civiltà latina che, pur trascinata in una guerra di sterminio, non si abbassa e non si degrada in opere e in azioni inutili e perfide. Noi oggi non invochiamo in nessun modo le rappresaglie che ci sarebbero dettate dal dolore».

Furono scattate numerose fotografie della Basilica barbaramente colpita e numerose cartoline dell’epoca riportarono il tragico avvenimento. Una silografia di Vittorio Guaccimanni che mostra i danni al tetto e al portico del sacro edificio, divenne l’immagine di copertina per il Supplemento II, edito in due fascicoli, della rivista Felix Ravenna, testo che raccoglieva i contributi sulla storia della basilica di molti autorevoli studiosi[1]. I vari articoli spaziavano sui temi più ampi, sia legati alla contingenza del bombardamento – i danni bellici, i restauri in corso – sia storici, architettonici, iconografici, liturgici, ecc… offrendo così al lettore una sorta di monografia sulla Basilica; scrive al proposito Muratori: «Vi ha collaborato un’eletta schiera di studiosi, ravennati e di fuori; e la pubblicazione, sia per la contenenza degli scritti sia per la veste tipografica e per una certa sobrietà e appropriatezza elegante, fa onore… Oh non già, lo dico sinceramente, a noi che l’abbiamo divisata e curata e che vi abbiamo preso parte, adempiendo un umile voto, ma alla nostra Ravenna, che rispose con gesto e atto di gentildonna alla brutale aggressione del 12 febbraio 1916. In tutte quelle 160 pagine non c’è un’ingiuria per il nemico, non c’è nemmeno ripetuta la parola «barbarie»; non c’è una prefazione o avvertenza o nota che ricordi l’avvenimento e indichi lo scopo della pubblicazione. Sola parla nella sua muta severità la bella silografia del Guaccimanni che adorna la copertina  e mostra la chiesa com’era rimasta dopo l’esplosione, col fianco lacero, col pronao distrutto per metà, il polveroso mucchio dei rottami, il viluppo delle travi e della ferramenta divelte»[2] (Fig. 1).

Questi due fascicoli, mostrano una volontà di studio, un rigore di ricerca e una tenacia – pur in tempo di guerra – più che ammirevoli che potremmo riassumere con le parole che Corrado Ricci scrisse a Gerola in una lettera nella quale gli esprimeva la sua vicinanza, pur in mezzo alle fatiche contingenti; parole programmatiche – quanto mai attuali per l’oggi – nelle quali è sintetizzato lo spirito che li animava: «Il nostro mestiere dev’essere un mestiere di entusiasmo: chi non ha entusiasmo faccia qualcos’altro»[3].

Se la silografia di Guaccimanni ha un intento che potremmo definire documentario nella misura in cui ci restituisce una immagine fotografica dell’edificio teodoriciano, Giorgio Wenter Marini per il calendario del 1921 – opera interamente dedicata alla città di Ravenna – offre un’immagine apocalittica della basilica: essa appare avvolta dalle spire di due serpenti urlanti, sul punto di essere come stritolata, in quella frazione di secondo prima dello scoppio della bomba[4] (Fig. 2).

Nei giorni che seguirono il bombardamento, una domanda ricorrente era se davvero gli austriaci volessero colpire Sant’Apollinare, o se non fu un tragico errore; oltre alle varie congetture che allora furono fatte, vorremmo riportare quanto scritto da Muratori nel notiziario sul bombardamento del 12 febbraio, edito nel fascicolo XXI di Felix Ravenna: «Ahime! Gli aviatori che, per una prima sanzione di giustizia, sono stati costretti a pur scagionarsi in qualche modo davanti al tribunale dell’opinione pubblica, hanno un bel sostenere, dando prova di grosso ingegno o forse di più perfido animo, che la bomba era destinata alla stazione ferroviaria o ad altro stabilimento del genere; ma noi sappiamo, ma tutti sanno che la questione non è qui, non è nel bersaglio vicino o lontano e nel colpo bene o male diretto, ma nell’atonia, nell’insensibilità, nella cecità morale che non s’arresta, per risultati militarmente balordi o umanamente ripugnanti, dinanzi a luoghi dove ogni passo è un vestigio di storia, un ricovero di fede, un documento di bellezza, un capolavoro, un prodigio, un segno della spirituale irradiazione della vita: quegli stessi tesori d’arte che i loro dotti ricercavano fino a ieri, e illustravano con zelo e intelligenza, se non con uguale affetto e purità di cuore: quei monumenti che, come si riconosce e si ripete da ognuno, non appartengono a Ravenna o all’Italia, ma sono patrimonio comune a tutte le genti civili»[5].

Muratori riprenderà questo testo in suo articolo del Corriere di Romagna del 1917, scritto a commemorazione del tragico anniversario, testo nel quale amplia l’idea di Ravenna patrimonio dell’umanità: «Si fa notare il carattere universale di Ravenna. «Città del genere di Ravenna appartengono alla umanitàChi dice Ravenna dice una cosa unica sulla terra, meravigliosa, venerabile meta dei pellegrinaggi di tutte le anime sensibili»[6].

Queste riflessioni – purtroppo quanto mai vere e attuali – chiedono all’uomo una continua conversione affinché sia portatore di una cultura di pace e non di morte. La distruzione dei monumenti, inoltre, non riguarda solo ciò che è materiale, ma tocca nel profondo l’umanità nella sua capacità di esprimere, attraverso il suo genio, ciò che è vero, buono, bello. Solo una cultura di pace può garantire la piena dignità dell’uomo[7].

 

Prof. Giovanni Gardini

Direttore Ufficio per la Pastorale della Cultura

giovannigardini.ravenna@gmail.com

https://giovannigardini.wordpress.com

IMMAGINI:

  • Opera di Vittorio Guaccimanni.

1) UNOJPG.JPG

  • Opera di Giorgio Wenter Marini per il calendario del 1921.

2) DUE.jpg

NOTE:

[1] Per la silografia di Guaccimanni si veda il già citato articolo di Muratori nel Corriere di Romagna del 12-13 febbraio 1917. Si veda anche la bella acquaforte e acquatinta realizzata sempre da Vittorio Guaccimanni: cf. I Guaccimanni, Edizioni Mistral 2013, p. 111 n. 100, pp. 142-143. Sul rapporto tra Guaccimanni e Ricci si veda il saggio di Daniela Poggiali nel libro sopra indicato: D. Poggiali, Vittorio Guaccimanni e Corrado Ricci. Un sodalizio in nome di Ravenna, pp. 31- 35.

[2] Il primo fascicolo uscì «per la festa del santo», cioè il 23 luglio 1916, mentre il secondo uscì un anno dopo i bombardamenti alla basilica; al proposito si veda il già citato articolo di Muratori nel Corriere di Romagna del 12-13 febbraio 1917. La rivista Felix Ravenna riportava per quegli anni il notiziario sia della Soprintendenza sia del Museo Nazionale e, scorrendo i numeri del 1916 e 1917, si ha lo stato di avanzamento dei lavori di restauro della Basilica.

[3] Ricci, Carteggio cit., n. 42..uratori, vennato a commemorazione del tragico anniversario, testo nel quale amplia l’utte le anime sensibili».«Chi dice Ravenna

[4] M. Scudiero, Giorgio Wenter Marini. Pittura, architettura, grafica, L’Editore 1991, p. 224.

[5] Felix Ravenna, n. XXI, 1916, pp. 922-923. Il testo non è firmato, ma da Gerola è attribuito a Muratori: cf. G. Gerola, La facciata di Sant’Apollinare Nuovo attraverso i secoli in Felix Ravenna, Supplemento II, fascicolo I, p. 3, nota 1.

[6] Muratori, Corriere di Romagna del 12-13 febbraio 1917.

[7] Per una riflessione sui beni culturali e la pace si veda: G. Montanari, Libertà religiosa, pace e beni culturali, in Ravenna Patrimonio dell’umanità. Globalizzazione e storia culturale, Longo Editore, Ravenna 2006, pp. 179-186.

 

PDF tratto da RisVeglio Duemila

Risveglio 11 marzo 2016, p. 9

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