L’iconografia di Sant’Apollinare nella Cattedrale di Ravenna – prima parte

Oltre alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe eretta in onore del Santo Patrono, la chiesa che più di ogni altra custodisce e promuove il culto del Protovescovo ravennate è la Basilica Cattedrale. La memoria più rilevante va riconosciuta nell’insigne reliquia, del capo e della mano destra del Santo, che l’arcivescovo Vincenzo Moretti (1871-1879) volle portare in Cattedrale per il XVIII° centenario del martirio del Santo: in occasione della ricognizione della venerata sepoltura e «valendosi della facoltà concessagli dalla S. Congregazione, separò le Ossa del Capo e della mano destra, e le ripose entro l’altare maggiore della metropolitana chiuse in una cassetta di piombo»[1].

Nel coro della cattedrale fu posta un’iscrizione, tutt’oggi ben visibile, a ricordo dei festeggiamenti del 1874, nella quale si fa riferimento anche alle insigni reliquie che Moretti portò in cattedrale: «quod. ad. seram. posteritatem. pertineat. / anno. mdccclxxiv. / xxix. a. pontificatu. pii. ix. / festum. xviii. saeculare. martyrii. s. apollinaris. / episcopi. ravennatium. / qui. primus. christi. dei. nomen. et. fidem. / in. aemiliam. detulit. / solemni. ritu. celebratum. est. / diebus. xii. x. kalendas. sextiles. / corpus. sancti. patroni. / ex. basilica. classensi. translatum. / heic. cultui. propositum. fuit. / pietas. concionibus. fota. / auctum. religionis. studium. / adfuere. e. finitimis. urbibus. episcopi. x. / ingens. convenarum. multitudo. / ossa. capitis. et. dextrae. sub. ara. principe. condita. sunt / a. vincentio. morettio. archiepiscopo. ravennatium. / cuius. auctoritate. et. consilio. dies. festi. acti. sunt» (Foto 1).

Queste reliquie, custodite all’interno dell’altare maggiore accanto a quelle di altri santi ravennati, attualmente sono poste all’interno di un reliquiario di epoca moderna, datato al 1924, realizzato per un altro anniversario del Santo dalla fonderia ravennate dei Fratelli Rambelli, in bronzo e cristallo, in modo che potessero essere visibili i resti mortali del Protovescovo[2]. Sulla fronte dell’urna, nella base, è l’iscrizione «ex ossibus s. apollinaris e m» mentre sul retro, sempre nel basamento, è incisa la data del 1850° anniversario del suo martirio che la tradizione agiografica identificava nel 74 d.c.: «die xxiii iulii an mcmxxiv»[3]. Ogni 23 luglio, solennità liturgica di Sant’Apollinare, la fenestrella dell’altare maggiore viene aperta, e tutti possono avvicinarsi ad essa per venerare le reliquie del santo Patrono (Foto 2).

Nel coro della cattedrale si può ammirare la grande tela raffigurante Sant’Apollinare che fa precipitare il tempio di Apollo, opera commissionata a Giuseppe Collignon (1778-1863) dall’Arcivescovo monsignor Antonio Codronchi (1785-1826): il dipinto, fa parte di un ciclo pittorico teso ad esaltare le figure di quattro venerati vescovi ravennati quali Apollinare, Severo, Orso e Pietro Crisologo, una composizione probabilmente ideata in modo da creare un efficace parallelismo con i quattro vescovi – seppur non esattamente coincidenti con questi – raffigurati a mosaico tra le finestre dell’abside della Basilica di Sant’Apollinare in Classe[4] (Foto 3).

Come Collignon fu incaricato di raffigurare un preciso momento della vita di Apollinare, così ad altri esponenti del neoclassicismo quali Pietro Benvenuti, Gioacchino Giuseppe Serangeli, Vincenzo Camuccini, fu affidata la commissione per le altre tele poste nel coro, opere che furono inaugurate con grande solennità, la domenica delle Palme del 1821.

La pala del Collignon presenta la predicazione ravennate di Sant’Apollinare nell’attimo in cui demolisce, con la potenza della preghiera, il simulacro del dio Apollo; una didascalia, posta nella cornice alla base del quadro, riepiloga la sua opera: «S. Apollinaris Idoli templum evertit».

La composizione trae spunto dalla Passio sancti Apollinaris, testo agiografico fondamentale per decodificare l’iconografia del Santo: «Venuto al tempio e vista la statua di Apollo, il Santo Apollinare disse ai presenti: “E’ questa la divinità nella quale traete presagi?”. Risposero: “Si: è lui il primo tra gli dei e il custode della città”. Il santo Apollinare rispose: “Mai gli vada bene! Anzi, distrutto questo, sarà custode dei cristiani che vivono in questo luogo il nostro Signore Gesù Cristo che è veramente Dio”. E, mentre pronunciava una preghiera, il simulacro andò demolito e il tempio del diavolo fu distrutto. I pagani allora, vedendo quello che era accaduto, gridavano dicendo: “Sia ucciso il vecchio empio, per opera del quale tutto è stato rovinato!”. I cristiani invece rendevano grazie a Dio dicendo: “Veramente è Dio colui che opera tali cose per opera del nostro padre”»[5]. Apollinare indossa una semplice tunica dalla quale, tra i panneggi, si intravvede il pallio, simbolo del suo ruolo di Pastore della chiesa ravennate. Tra le nubi è la personificazione della Fede, nell’atto di mostrare la croce e il calice eucaristico. L’opera fu incisa nel 1822 da G. Domenichini.

La pala posta sull’altare dedicato al Santo, lungo la navata sinistra, rappresenta San Pietro in atto di inviare Sant’Apollinare, inginocchiato ai suoi piedi, ad evangelizzare la città di Ravenna, opera del forlivese Filippo Pasquali (1651-1697)[6]. Lo Spirito Santo appare sotto forma di colomba a sigillare l’investitura divina, resa ancor più solenne dai gesti potenti dell’apostolo che con la destra stringe le chiavi, segno eloquente del potere petrino, indicando Ravenna come luogo della missione del Santo, mentre con la mano sinistra, posta sul capo del Santo, compie il gesto di consacrazione.

L’intera scena è illuminata dal testo della Passio che lega la missione del santo protovescovo ravennate alla figura di Pietro e alla chiesa romana: «Il beato Pietro disse al suo discepolo Apollinare: “Tu che siedi con noi, ecco che sei istruito su tutto quello che ha fatto Gesù. Alzati e ricevi lo Spirito Santo e nello stesso tempo il pontificato, e recati nella città che si chiama Ravenna. C’è là un popolo numeroso. Predica a essi il nome di Gesù e non aver paura. Infatti tu sai bene chi sia veramente il Figlio di Dio che restituì la vita ai morti e porse la medicina agli ammalati”. E dopo molte parole il beato apostolo Pietro, pronunciando una preghiera e ponendo la mano sul suo capo, disse: “Il Signore nostro Gesù Cristo mandi il suo angelo che prepari la tua strada e ti conceda quanto avrai chiesto”. E baciandolo lo congedò»[7] (Foto 4).

Sempre di Filippo Pasquali è la grande tela nella sacrestia[8]. Qui il Protovescovo non appare più giovane come nell’opera precedente, bensì viene raffigurato come un vegliardo, vestito con gli abiti pontificali, il piviale e la stola rossi, il colore usato dalla liturgia per evocare il martirio, momento glorioso richiamato anche dal putto che regge la palma e pone la corona sul capo del Santo. Ai piedi di Apollinare sono due putti che reggono il modellino della città di Ravenna: egli lo benedice e, in questo gesto, si rende manifesta la sua intercessione, nei secoli, per la chiesa da lui fondata (Foto 5).

Prof. Giovanni Gardini

Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia

giovannigardini.ravenna@gmail.com

https://giovannigardini.wordpress.com


DIDASCALIE E IMMAGINI

1) Iscrizione nel coro della Cattedrale (foto G. Gardini).

1) UNO

2) Reliquiario con il capo e la mano destra di Sant’Apollinare (foto G. Gardini, 2013).

2) DUE

3) Sant’Apollinare fa precipitare il tempio di Apollo, incisione di G. Domenichini (collezione privata).

3) TRE

4) Altare di S. Apollinare con il quadro di Filippo Pasquali (foto E. Solano).

4) ALTARE DEL SANTO

5) Sant’Apollinare di Filippo Pasquali, Sacrestia (foto E. Solano).

5) PALA SACRESTIA

NOTE

[1] Il Romagnolo, 11(1924)18. Per notizie più approfondite sulle reliquie del Patrono presenti in cattedrale e sul reliquiario si veda: G. Gardini, L’altare maggiore del Duomo di Ravenna. Reliquie e reliquiari, in La bellezza della fede. I quaderni dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Sant’Apollinare di Forlì (numero 2- anno 2013), Pazzini Editore, pp. 121-145.

[2] Questo reliquiario fu realizzato assieme a quello che doveva contenere le reliquie del Santo presenti all’interno dell’altare maggiore della Basilica classense: cf. Il Romagnolo, 11(1924)17. Il reliquiario misura cm 24, 7 x 14, 4 x 28, 4. L’altezza va riferita dalla base sino alla croce posta sulla sommità.

[3] Per una bibliografia essenziale sulla figura di Apollinare e il culto cf. G. Lucchesi, Note agiografiche sui primi vescovi di Ravenna, Faenza 1941; M. Mazzotti, La basilica di Sant’Apollinare in Classe, Pontificio Istituto di archeologia cristiana, Città del Vaticano 1954; G. Orioli, Sant’Apollinare, isapostolo ed evangelizzatore di Ravenna. Le fonti antiche, in Mario Mazzotti (1907-1983). L’archivio, il cantiere archeologico, il territorio, Fernandel scientifica, Ravenna 2007, 53-64; P. Novara, La sepoltura di Apollinare. Tema di studio di mons. Mario Mazzotti, in Mario Mazzotti, op. cit., pp. 65-76; G. Gardini, Sant’Apollinare. La vita, le opere, il culto in Sant’Apollinare. Guida iconografica per il patrono di Ravenna, a cura di Maria Grazia Marini, Ravenna 2014, pp. 15-19.

[4] Olio su tela, cm 450 ca. × 300 ca. G. Viroli, I dipinti d’altare della Diocesi di Ravenna, Bologna, Nuova Alfa 1991 1991, scheda 23, pp. 88-89; G. Viroli, L’arte figurativa e la dignità del «silenzio», in Storia di Ravenna. V. L’età risorgimentale e contemporanea a cura di Luigi Lotti, Venezia, Marsilio, 1996, pp. 48-49.

[5] M. Pierpaoli, Storia di Ravenna. Dalle origini all’anno Mille, Longo Editore, Ravenna 2001, p. 257

[6] Olio su tela, cm 295 x 185. G. Viroli 1991, scheda 8, pp. 64-65; G. Viroli, La Ravenna artistica, in Storia di Ravenna. IV. Dalla dominazione veneziana alla conquista francese, a cura di Lucio Gambi, Venezia, Marsilio, 1994, p. 293; G. Viroli, Pittura del Seicento e del Settecento a Forlì, Bologna, Nuova Alfa 1996, scheda 61, pp. 94-95. Una copia del quadro, di minori dimensioni e meno accurata, è conservata presso la Diocesi di Faenza-Modigliana: cf. http://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3845393/Ambito+romagnolo+sec.+XVIII%2C+Dipinto+con+San+Pietro+e+Sant%27Apollinare#locale=it&action=CERCA&da=1&frase=apollinare+pietro+faenza.

[7] Pierpaoli 2001, p. 250

[8] Olio su tela, cm 240 x 155. Viroli 1991, scheda 19, pp. 80-81; Viroli 1996, Pittura del Seicento…, scheda 62, p. 95.

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