LA MADONNA DEL SUDORE. Breve storia della devozione attraverso le immagini

LA MADONNA DEL SUDORE Breve storia della devozione attraverso le immagini. Lungo i secoli, la Madonna del Sudore, è sempre stata oggetto di grande venerazione da parte dei ravennati[1]. Già nel 1494 la sua immagine è ricordata nel Duomo di Ravenna allorché il canonico Matteo Tosetti, rinnovò a sue spese un altare della cattedrale dedicandolo alla Vergine: esso era posto, entrando dalla porta principale, sulla parete di fondo, a sinistra[2]. Sotto l’episcopato del Torreggiani, nel 1659, fu eretta una Cappella in suo onore, dove ancor oggi si custodisce la sacra icona. Se il suo culto ha avuto, ed ha tutt’oggi, nel Duomo di Ravenna il suo contesto privilegiato, lungo il corso dei secoli la devozione verso la Madonna del Sudore ha varcato i confini della basilica stessa. All’interno della città di Ravenna il suo culto trova un’eco evidente nella Chiesa della Madonna del Torrione[3], mentre oltre i confini diocesani va certamente ricordato il Santuario della Beata Vergine del Sudore a Castel del Rio, in Diocesi di Imola: «Nel 1675 il ravennate Pietro Menghi donò a Pietro Monti di Castel del Rio una copia su tela dell’immagine della Vergine del Sudore che si venera nel duomo di Ravenna. Questi poi la donò al comune che si interessò per l’edificazione di una chiesetta. Il culto si radicò nella cittadina, tanto che già alla fine del 1684 su richiesta del comune il vicario della Diocesi imolese, mons. Alessandro Fedeli, si dichiarò disposto a partecipare alle spese per la costruzione, e l’8 ottobre con una cerimonia solenne fu posta la prima pietra da Antonio Maria Manzoni, “sacerdote e governatore di Castel del Rio”»[4]. Anche nella chiesa di San Carlino, a Ravenna, c’è una memoria legata alla Madonna del Sudore: il tabernacolo rinascimentale posto sulla parete sinistra del piccolo oratorio, prima di trovare la collocazione definitiva in questa sede, era in origine nella Cappella del Sacramento, in Cattedrale, da dove, successivamente, era stato trasferito nella Cappella della Madonna del Sudore per ospitare l’immagine della Vergine, inserita al posto dello sportello del tabernacolo[5]. A memoria di quest’uso mariano resta, in San Carlino, un bassorilievo marmoreo chiaramente ispirato alla Madonna del Sudore sia nella raffigurazione della Vergine sia nella posa del Bambino[6]. La chiesa della Madonna del Torrione, come già è stato accennato, è legata al culto della Madonna del Sudore. Dopo la terribile inondazione del 1636 «a ricordo del flagello e pia deprecazione fu eretta, là dove il fiume aveva rotto, e precisamente sull’argine destro vicino al torrione, una celletta nella quale fu posta un’immagine dipinta su legno della B. V. del Sudore, copia di quella che si venerava e si venera tuttora nella Metropolitana»[7]. Accanto a questa edicola crebbe la devozione che portò al formarsi di una Confraternita che pose le basi per la costruzione della chiesa della Madonna del Torrione, eretta nel 1730[8]. L’immagine della Madonna fu posta nell’altare maggiore nella Cappella successivamente affrescata dal Barbiani e arricchita dagli stucchi di Giuliano Garavini nei quali il Padre si mostra in una gloria d’angeli[9]. Le pitture sono un compendio di Scrittura e devozione: quattro clipei posti nei pennacchi della volta raffigurano un tempio, una torre, una fonte, un pozzo rendendo così visibile la grazia attribuita alla Vergine e invocata come Templum dei, Turris David, Fons signatus, Puteus aquarum viventium[10]. Questa iconografia è arricchita dalle iscrizioni bibliche, sempre riferibili a Maria, poste all’interno di cartigli lungo nelle pareti laterali. A sinistra, in alto, è il testo tratto dalla terza visione di Zaccaria 2, 9: «EGO ERO EI MURUS [IGNIS] CIRCUITU IN GLORIA ERO IN MEDIO EIUS», «Io stesso le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa»; anche in basso doveva essere presente un’iscrizione della quale sono riconoscibili alcune lettere che non permettono tuttavia di ricostruire la citazione. A destra, in alto, è un testo tratto dal profeta Geremia 1, 18-19: «EGO DED[I] TE IN CIVITATEM MUNITAM ET IN MURUM AEREUM ET EGO TECUM SUM», «Ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata (…) e un muro di bronzo (…) io sono con te»; in basso è un’iscrizione tratta dal libro della Sapienza 7, 11: «VENERUNT [AUTEM] NOBIS OMNIA BONA PARITER CUM ILLA», «Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni». La tavola lignea della Madonna del Sudore venerata della Chiesa del Torrione si differenzia rispetto all’originale – da un punto di vista strettamente iconografico – per la corona di nubi che incornicia la Vergine ed il Bambino proiettando così le figure in uno spazio ultraterreno, insondabile, dal quale, per grazia, si rende presente, nel tempo della storia, il Figlio con la Madre. Il retro della tavola presenta una singolare storia di devozione; sono riportate diverse scritte, non tutte chiaramente leggibili, che mostrano un affetto e un culto particolare nei confronti di questa immagine[11]: «1830 Io don Pietro Albonetti capellano»; «Io D. Pietro Triossi capellano di questa chiesa con D. Massimiliano Ghigi abbiamo ripulito e ordinato la nicchia della B. V. li 15 ottob. 1841 sotto il priorato del Sig. Vincenzo Spallazzi 1841»; «Promemoria. Questa immagine venerata nell’Arcip.le di S. Biagio fino all’agosto 1884, al 21 agosto 1927 fu portata processionalmente al suo tempio eretto a parrocchia. Sac. Andrea De Lorenzi arciprete di S. Biagio. Sac. Edoardo Castelli primo parroco della Madonna del Torrione». Quest’ultima iscrizione merita un commento particolare: essa documenta come il Municipio rivendicò il diritto sullo stabile – la chiesa – che, dopo essere stato profanato, fu trasformato in lazzaretto. Le pareti furono addirittura ricoperte di un denso strato di calce fino a che, nel 1927, sotto l’episcopato di Lega, la chiesa fu restaurata e ripristinata al culto[12]. Fu in questo periodo, come già ricordato dal testo sul retro della tavola, che l’immagine fu portata presso la chiesa di San Biagio[13]. Non stupisce quindi trovare in via Maggiore, all’angolo con via Chiesa, un’edicola che custodisce l’immagine della Madonna del Sudore e che va letta probabilmente come una memoria della permanenza della Venerata immagine nel Borgo San Biagio[14]. Va inoltre segnalato come anche nel Borgo San Rocco si vedono immagini della Madonna del Sudore affisse sulla facciata di alcune case. Altre tre iscrizioni, poste sempre sul retro della tavola, meritano di essere ricordate: «Il 22 agosto 1937 ricorrendo il primo decennio del ritorno di questa venerabile immagine alla Chiesa a lei dedicata, venne processionalmente portata dai giovani dell’A.C. Parr. Pier Giorgio Frassati per le vie della Parrocchia in un trionfo di popolo. Il Parr. D. E. Castelli. Magnani Erio segretario di Azione Cattolica Parr. P. G. F»; «Il 19. 8 .45 si è svolta per alcune vie della parrocchia una solenne processione di ringraziamento alla Madonna per gli scampati pericoli della guerra. Il venerato simulacro venne portato da giovani di A. C. della parrocchia. D. Edoardo Castelli, Giuliano Baccarini, Fausto Baroncelli 19. 8. 1945»; «Il 29 . 6. 1952 ricorrendo il venticinquesimo dell’erezione a Parrocchia processione a flambaux col simulacro della B. V. portato dai giovani di A. C. per le vie della parrocchia. Parr. D. E. Castelli, Giuliano Baccarini presid. A. C. [seguono firme difficilmente leggibili]». Prof. Giovanni Gardini Consulente Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici giovannigardini.ravenna@gmail.com [1] Per approfondire i temi artistici e devozionali si veda il recente studio di Costanza Fabbri e la bibliografia ivi indicata: C. Fabbri, La Madonna del Sudore nel Duomo di Ravenna. Arte e devozione, Longo Editore, Ravenna 2013. Per una breve storia della devozione della Madonna del Sudore nel Duomo di Ravenna si veda il contributo di Martina Caroli: M. Caroli, Ravenna, Madonna del Sudore (Cattedrale), in M. Caroli, A. M. Orselli, R. Savigni (a cura di), Santuari d’Italia, Romagna, De Luca Editori d’Arte, Roma 2013, pp. 291-292. [2] Vale la pena ricordare la sepoltura del Canonico Tosetti presso la Basilica di San Vitale, nella Cappella a sinistra del presbiterio. [3] Per la Chiesa del Torrione si veda: S. Muratori, La chiesa della Madonna del Torrione, in «Il Comune di Ravenna», feb.1928, pp. 3-8; recentemente è stato pubblicato un breve contributo di Martina Caroli: M. Caroli, Ravenna, Santa Maria del Torrione sulle Mura, in Santuari d’Italia…, p. 294. [4] Per la Chiesa di Castel del Rio si veda: A. Ferri, Castel del Rio, Beata Vergine del Sudore, in Santuari d’Italia…, pp. 123-124. [5] Lo sportello bronzeo del tabernacolo, custodito in episcopio, è opera pregevole e già Corrado Ricci ne aveva accennato in vari contributi; si veda ad esempio C. Ricci, Tabernacoli ravennati in «Felix Ravenna», dicembre 1930, fascicolo 3, pp. 17-31. Un’iscrizione in San Carlino, posta sotto il tabernacolo, ricorda la provenienza dalla Basilica Ursiana: «LAPIDEM HUNC QUI ALTARE B MARIAE VIRGINIS A SUDORE IN URSIANA / BASILICA OLIM DECORABAT FRATRES A CORNU/ SVA PECUNIA ANNO MDCCLI EMPTUM AEDIS HUJUS ORNATUI/ DEDICARUNT ANNO MDCCLXII». [6] Gaetano Savini ricorda il fondo dorato dietro a questa immagine, oggi non più riscontrabile: «Nel mezzo [del tabernacolo] evvi un altorilievo rapp. la Madonna del Sudore con bambino; ha il fondo dorato». Nel Fondo Fotografico di Mons. Mario Mazzotti, lasciato per volontà testamentaria alla Biblioteca Classense, sono alcune fotografie che presentano il bassorilievo staccato dalla parete: si potrebbe ipotizzare che il fondo dorato al quale accenna il Savini sia andato perduto in occasione del distacco. [7] S. Muratori, La chiesa della Madonna del Torrione…, p. 3. [8] Per la confraternita della Madonna del Torrione si veda: L. Galeffi, La confraternita della Madonna del Torrione a Ravenna (sec. XVIII-XIX), in «Ravenna Studi e ricerche», (XVIII-XIX), 2011-2012, fasc. 1-2 (gennaio-dicembre), pp. 215-222. [9] Al proposito si veda: M. Gori, Domenico Barbiani pittore «quadraturista» e architetto (1714-1777), in N. Ceroni – G. Viroli (a cura di), La bottega dei Barbiani. Due secoli d’arte a Ravenna, Ravenna, Longo Editore 1994, p. 123. [10] Le stesse iconografie ricorrono nelle quattro panche poste nel presbiterio di Sant’Apollinare Nuovo: al proposito concordo, essendo arrivato alle medesime conclusioni, con quanto scrive Luciana Martini che le riconosce «come parte dell’arredo della chiesa della Madonna del Torrione»; cf. L. Martini, Ancora sui restauri dell’abside di S. Apollinare Nuovo: gli interventi sull’apparato decorativo, in «Quaderni di Soprintendenza», V, Longo Editore, Ravenna 2002, p. 37. [11] Ringrazio sentitamente Mauro Maraldi dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII° che mi ha segnalato la presenza di iscrizioni sul retro della tavola; qui si riportano i testi più significativi. [12] Si veda al proposito il già citato articolo del Muratori, p. 5. [13] Cf. G. Caravita, San Biagio. Il Vescovo e Martire. La Chiesa e la Parrocchia di Ravenna. Il Borgo. Ravenna 2008, pp. 102-103. [14] L’immagine entro l’edicola non è l’originale: essa fu rubata subito dopo la seconda guerra mondiale; cf. G. Caravita, San Biagio…, pp. 125; 179. 1) UNO 2) DUE 3) TRE

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MADONNA DEL SUDORE:TORRIONE

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