IL SARCOFAGO DEL BEATO RINALDO NELLA CATTEDRALE DI RAVENNA

IL SARCOFAGO DEL BEATO RINALDO NELLA CATTEDRALE DI RAVENNA

Addossato lungo la parete sinistra della Cappella della Madonna del Sudore nel Duomo di Ravenna, è uno splendido sarcofago riutilizzato in epoca medioevale per la sepoltura del Beato Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna al tempo di Dante (1303 – 1321).

Datato alla prima metà del V secolo, presenta sulla fronte la figura di Cristo tra i principi degli apostoli, nella solenne scena della maiestas Domini. Il Cristo è raffigurato giovane e imberbe, il volto è incorniciato da lunghi capelli ondulati, il capo è cinto da un nimbo che reca il monogramma costantiniano. Nella mano sinistra regge un codice aperto – Egli è la Parola del Padre – mentre tende la destra all’apostolo Paolo.

Il Cristo, figura elevata rispetto a tutta la composizione, spicca all’interno di uno scenario apocalittico qui evocato dalle ampie nubi sullo sfondo che, unite alla rigida frontalità della sua rappresentazione, contribuiscono a presentarlo come il Re della gloria, il Signore forte e potente. Egli è assiso su un trono sotto al quale sgorgano i quattro fiumi paradisiaci che, assieme alle due palme dattilifere poste a cornice della scena, evocano il giardino edenico: «Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di li si divideva e formava quattro corsi. Il primo fiume si chiamava Pison: esso scorre attorno a tutta la regione di Avila, dove si trova l’oro e l’oro di quella regione è fino; vi si trova pure la resina odorosa e la pietra d’onice. Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre attorno a tutta la regione d’Etiopia. Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre a oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufrate» (Gn 2, 10-14).

Pietro e Paolo incedono solenni verso il Signore: le mani, velate, sorreggono corone segno di martirio e di vittoria. Gli apostoli sono riconoscibili per le particolari caratteristiche iconografiche che li contraddistinguono. Se il volto di Pietro appare forte e deciso, incorniciato da barba e capelli corti, Paolo, in antitesi, assume i caratteri del filosofo: il volto è scavato, il capo stempiato, la barba folta e appuntita. Pietro porta la croce sulle spalle segno di martirio, di trionfo e di fedeltà alla parola del Signore: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16, 24).

Il retro del sarcofago risulta meno accurato nella realizzazione tecnica, ma non meno interessante da un punto di vista simbolico. Due tralci fioriti inquadrano l’intera composizione, dove due pavoni, disposti su piccoli rilievi montuosi, si rivolgono ad un medaglione centrale sul quale è scolpito il prezioso monogramma costantiniano dal quale pendono le lettere apocalittiche alfa e omega.

La fronte del coperchio presenta una decorazione a foglie lanceolate, mentre il retro mostra tre grandi croci appena abbozzate.

Il fianco destro del sarcofago presenta una ricca decorazione realizzata dall’intreccio di tralci di vite dove piccoli uccelli becchettano grappoli d’uva, mentre nella lunetta del coperchio sono scolpiti due agnelli disposti simmetricamente rispetto allo staurogramma.

Il fianco sinistro mostra il monogramma costantiniano con le lettere apocalittiche racchiuso entro una ricca ghirlanda, intrecciata ad una decorazione floreale con gigli e arricchita dalla presenza di due piccoli volatili, immagine che ricorre simile, pur semplificata negli elementi decorativi, nella lunetta superiore.

Nell’insieme il sarcofago, presentando un’assoluta concentrazione d’immagini e simboli cristologici, annuncia la fede nel Signore Gesù, vittorioso sulla morte. Egli è Colui che il Padre ha risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti (cf. 1 Cor 15, 20).

 

Giovanni Gardini

Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia

 

Bibliografia generale sul sarcofago: M. Bucci, Sarcofago di S. Rinaldo in Corpus della scultura paleocristiana, bizantina e altomedievale di Ravenna, a cura di G. Bovini, Roma 1968, n. 15, pp. 34-35, Tav. 15 a, b, c, d; Kollwitz–Herderjürgen, Die Ravennatischen Sarkophage, Berlin (Die Sarkophage der werlichen Gebiete des Imperium Romanum, zweiter Teil; «Die antiken Sarkophagreliefs», a cura di F. Matz, B. Andreae, VIII, 2), 1979, B 14, pp. 65-66, Tav. 47, 4; 53, 1; 54, 1.3; 56, 1.2; 57, 1; 58, 1,2.

Per un approfondimento sul tema delle reliquie e degli arredi liturgici all’interno del sarcofago: S. Muratori, I sarcofagi ravennati di San Rinaldo, di S. Barbaziano e del beato Pietro Peccatore e le ultime ricognizioni, «Bollettino d’arte del Ministero della Pubblica Istruzione», A. 2. N. 9 (set. 1908), pp. 1-16; G. Gardini, Le sepolture di Rinaldo, Barbaziano e Pietro Peccatore a Ravenna. Il culto e gli arredi funerari alla luce delle ricognizioni e dei documenti d’archivio in Studi Romagnoli 2012, pp. 781-797.

Si può leggere l’articolo, corredato di immagini, sul sito dell’Ufficio Catechistico Nazionale che ha scelto il Cristo raffigurato nel sarcofago come Logo:

http://www.chiesacattolica.it/ucn/siti_di_uffici_e_servizi/ufficio_catechistico_nazionale/00057618_Il_logo_dell_Ufficio_Catechistico_Nazionale.html

 

 

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