LA SALA DEGLI ARGENTI NEL MUSEO ARCIVESCOVILE DI RAVENNA

La sala che oggi custodisce il tesoro del Duomo, esattamente sopra alla cappella arcivescovile di Sant’Andrea, è un ambiente che nel medioevo venne aggiunto all’antica costruzione.

L’ala dell’episcopio che oggi costituisce il secondo piano del Museo custodiva fino al 1991 l’Archivio Arcivescovile e nel mobile al centro della sala erano conservate le pergamene.

Gli argenti, le suppellettili, le vesti liturgiche, per la prima volta esposti al pubblico, costituiscono assieme alla pinacoteca, il fulcro della nuova offerta museale.

Il tesoro del Duomo, per essere compreso in tutta la sua valenza, necessita di una chiave di lettura che vada oltre alla ricchezza materiale con cui sono stati realizzati i manufatti: l’oro, l’argento, le gemme rimandano simbolicamente alla ben più preziosa grazia di Cristo che Egli dona nei sacramenti.

Il crocifisso Fantuzzi.

Tra i pezzi più interessanti è il “Crocifisso Fantuzzi” frutto di diverse fasi esecutive. Maria di Magdala, riconoscibile dal vaso di unguento profumato accanto a lei (cf. Mc 16, 1-2), abbraccia la croce di Cristo. Sotto al crocifisso è un teschio che la tradizione identifica con quello di Adamo sepolto nel Golgota proprio nel luogo della morte di Cristo: il sangue del Redentore, bagnandone le ossa, lo avrrebbe fatto risorgere, prefigurazione questa della resurrezione di tutto il genere umano. Il senso profondo che queste leggende sapienziali evocano e che vedono in Cristo il nuovo Adamo affonda le radici nel Nuovo Testamento e nei testi dei Padri: “Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perchè, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo” (1 Cor 15, 20-23).

Il basamento della croce presenta l’incipit di un versetto evangelico che viene esplicitato nell’immagine stessa del crocifisso: “Sic Deus dilexit mundum”, “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perchè chiunque creda in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

Giacomo e Giovanni.

Due statue in argento del XVIII secolo raffiguranti i due discepoli Giacomo e Giovanni, costituivano parte di una alzata d’altare per la Cappella della Madonna del sudore. Entrambe recano il punzone dell’orafo romano Lorenzo Petroncelli (1724-1801). I basamenti, di chiaro gusto neoclassico, recano incisa la data del 1857.

La tradizione evangelica li presenta come fratelli, entrambi pescatori. Essi sono tra i primi discepoli a seguire Gesù, chiamati dalle rive del lago di Galilea ad essere “pescatori di uomini” (Mt 4, 18-22). Nei vangeli essi hanno un ruolo distinto da quello del gruppo dei dodici apostoli. Ricordati come “boanerghes”, figli del tuono (Mc 3, 17), sono associati a Pietro in momenti particolari della vita di Gesù: nei miracoli (Mc 1, 29s.), nella resurrezione della figlia di Giairo (M5 5, 37), nella trasfigurazione (Mc 9,2) all’orto del Getsemani (Mc 14,33). A loro Gesù parla delle cose ultime (Mc 13,3 ss); insieme a Pietro sono ritenuti le colonne della prima comunità cristiana (Gal 2,9).

Abbiamo notizie della loro famiglia: sappiamo del padre Zebedeo (Mt 4,21) e della madre che viene ricordata nel gruppo dei discepoli (Mt 20,20-23).

 

Ostensorio di Pio IX.

 

Questo prezioso ostensorio della seconda metà del XVIII secolo, fu donato nel 1855 dal Papa Pio IX all’ Arcivescovo di Ravenna Cardinal Falconieri.

Esso presenta una iconografia interessante che tiene unite la fede nell’Eucarestia e nella SS. Trinità. Partendo dall’alto riconosciamo la figura di Dio Padre sotto la quale è la colomba, immagine dello Spirito Santo. Il Figlio non è raffigurato: la sua presenza diventa evidente al momento dell’adorazione eucaristica quando l’Ostia consacrata è posta al centro della raggera.

Alla base è l’Immacolata, la donna vestita di sole (Ap. 12,1), immagine certo cara a Pio IX che l’8 dicembre del 1854 aveva proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione.

Davanti alla Vergine è la figura del pellicano immagine che spesso troviamo in un contesto eucaristico. Una antica leggenda vuole che il pellicano nutra i suoi figli con il sangue che sgorga dal suo petto.

Dante nel Canto XXV, 113 di Paradiso chiamerà Cristo: “Il nostro pellicano”, e prima di lui aveva fatto San Tommaso d’Aquino, nell’Inno Eucaristico a lui attribuito:

 

Pie pellicáne, Jesu Dómine, Me immúndum munda tuo sánguine, Cujus una stilla salvum fácere, Totum mundum quit ab ómni scélere (Oh pio Pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col tuo sangue, Del quale una sola goccia puòsalvare, Il mondo intero da ogni peccato).

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