I VESCOVI DEL MUSEO ARCIVESCOVILE: PIETRO II

Il nostro percorso sulle testimonianze dei vescovi di Ravenna all’interno del Museo Arcivescovile ci porta a prendere in considerazione la figura di Pietro II, pastore della chiesa ravennate tra il 494 e il 519, anni questi particolarissimi per la presenza del re goto-ariano Teoderico.

Andrea Agnello nel Liber Pontificalis Ecclesie Ravennatis, un importantissimo testo del IX secolo dove sono raccolte le “vite” dei vescovi di Ravenna a partire dal protovescovo Apollinare, confonde la figura di Pietro II con altri due vescovi dello stesso nome: Pietro Crisologo (426-450) e Pietro III (569-578).

A Pietro II sono da riconoscere vari edifici il più famoso dei quali è la Cappella di Sant’Andrea, all’interno del Palazzo Arcivescovile (oggi del Museo), conosciuta nel passato come Cappella di San Pier Crisologo per via della confusione che si era ingenerata attorno al suo nome. Leggiamo nel Liber Pontificalis: “Questo santissimo vescovo costruì il battistero della città di Classe, vicino alla chiesa chiamata Petriana (…). E poi fondò un ambiente all’interno dell’episcopio di Ravenna, che è chiamato Tricoli, appunto perché comprende tre parti; all’interno la costruzione è molto elaborata. Costruì anche, non lontano da quell’ambiente, la cappella del santo Apostolo Andrea e sopra la porta della medesima cappella, all’interno, è dipinta a mosaico la sua effigie. All’esterno le pareti sono ornate di marmo del Proconneso e all’ingresso esterno sopra la soglia si possono vedere questi versi: La luce o è nata qui o qui, catturata, libera regna. Davanti a noi sta la luce, da cui venne l’attuale splendore, e qui racchiusa sfolgora la luce sfuggita all’Olimpo. Guarda come scintillano i marmi e come tutte le pietre hanno celesti riflessi di porpora. Splendidi appaiono per il loro valore i doni offerti da Pietro. A lui l’onore, a lui il merito hanno concesso di costruire piccoli ambienti che in spazi ridotti possono superare in bellezza quelli ampi. Per Cristo nulla è limitato. Bene possiede una piccola sede colui che ha un tempio nel suo cuore umano. Fondamento è Pietro e un altro Pietro è il costruttore dell’aula. Quel che è la casa, ciò è il padrone; quello che è l’opera, lo è l’esecutore stesso, per la vita e per le opere. Il possessore è Cristo che ponendosi mediatore tra i due li rende un solo essere. Chi viene qui versi lacrime destinate a produrre gioia e rinsaldando il cuore contrito col battersi il petto, non si avvilisca, ma si prostri a terra e ai piedi del medico riveli le sue malattie segrete, perché la cura è vicina. Spesso la paura della morte diventa origine di vita beata” (traduzione dal testo latino di M. PIERPAOLI).

Durante i lavori di restauro condotti da Giuseppe Gerola agli inizi del ‘900 si ripristinò questo antico carme secondo quelle che erano le testimonianze del Liber Pontificalis e mise una iscrizione, proprio sopra all’ingresso dell’oratorio, per ricordare le perduta immagine di Pietro II: + EFFIGIEM PETRI EPISC. SCE RAVENT ECCL HVIUS MONASTERII SCI ANDREAE AP FVNDATORIS SVPER IPSAS VALVAS INTERIVS TESSELLIS DEPICTAM FVISSE ANDREAS AGNELLVS TESTATVR”. Andrea Agnello infatti aveva scritto come “sopra la porta della medesima cappella, all’interno, è dipinta a mosaico la sua effigie”.

All’interno dell’oratorio sono visibili diversi monogrammi di Pietro II, ma non tutti sono originali. Quello nel vestibolo, nella lunetta di fronte a chi entra, e quello nel sottarco sopra l’abside, oltre ad essere dipinti non sono attestati dalle fonti. Sono invece da guardare con interesse, i due monogrammi a mosaico che si trovano nella volta della cappella, uno nell’arco sotto all’evangelista Marco (quello meglio conservato) e uno nell’arco sotto all’evangelista Matteo frutto di una quasi totale ricostruzione durante i restauri.

Sempre all’interno del Museo Arcivescovile abbiamo un’altra importante testimonianza legata a Pietro II. Nella sala della collezione lapidea e della statua di Porfido, due capitelli da pilastro del tipo cosiddetto “a due zone”, dalla provenienza tanto incerta quanto discussa, presentano un’iscrizione a lui riferibile: PETRUS EPISCOPUS SANCTAE RAVENNATIS ECCLESIAE COEPTUM OPUS. [A FUND]AMENTIS IN HONORE SANCTORUM PERFECIT, Pietro vescovo della santa chiesa ravennate costruì dalle fondamenta quest’opera in onore dei Santi.

I due capitelli presentano le figure dei quattro evangelisti, anche se solo Luca e Matteo sono ancora ben visibili. Accanto al toro, simbolo di Luca, abbiamo il monogramma del vescovo Pietro II, appena sotto al monogramma di Cristo.

 

Giovanni Gardini

Consulente Diocesano per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia

giovannigardini.ravenna@gmail.com

15.jpg

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...